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Carta certificata per salvaguardare le foreste:
l’impegno di Asia Pulp & Paper e PEFC

La carta è uno dei prodotti presenti nella vita quotidiana di tutti, un bene di consumo diffusissimo. Dalle scrivanie degli uffici, alla lista della spesa e poi ancora banconote, quaderni, packaging, carta per uso domestico, giornali, filtri e mille altri usi.  Proprio perché si tratta di un bene così diffuso, è necessario fare attenzione alla sua provenienza.

Al momento dell’acquisto, infatti, è importante tenere in considerazione la presenza o meno di una certificazione che garantisca l’origine della cellulosa e attesti la provenienza da boschi e foreste gestiti in linea con i più alti standard di sostenibilità. Una tra le più usate sul mercato è la certificazione PEFC, lo schema più diffuso e più famoso al mondo per la gestione sostenibile delle foreste.

PEFC, letteralmente “Programme for Endorsement of Forest Certification” è una certificazione di terza parte che garantisce che il legno usato per realizzare prodotti a base legno e cellulosa derivi da foreste gestite in maniera sostenibile.

I principi che PEFC considera come parte integrante di una gestione forestale sostenibile prevedono che: 

  • la quantità di legname tagliato non sia mai superiore alla quantità che cresce in foresta;
  • dopo il taglio, gli alberi vengano ripiantati o vengano ricreate le condizioni perché si rinnovino naturalmente;
  • vengano tutelati gli habitat di piante e animali selvatici e tutte quelle funzioni di protezione che normalmente la foresta svolge nei confronti del clima, del suolo e dell’acqua;
  • vengano rispettati i diritti e il benessere dei lavoratori, delle popolazioni locali e dei proprietari forestali, ovvero di tutti coloro i quali vivono nel bosco o grazie a esso;
  • venga incoraggiato lo sviluppo locale perché da esso dipende il benessere e la sopravvivenza del bosco stesso.

Siamo tra i maggiori produttori di carta e cellulosa e sentiamo la forte responsabilità di agire tutelando le ricchezze naturali del pianeta, salvaguardando i benefici ambientali, sociali ed economici che derivano dalle foreste. In Asia Pulp & Paper sosteniamo attivamente il PEFC, abbiamo collaborato allo sviluppo di una certificazione nazionale indonesiana di sostenibilità per le aree forestali con l’obiettivo di assicurarci che sia in linea con gli standard globalmente riconosciuti, anche a garanzia dei nostri clienti.

Il Programma di Cooperazione alla Certificazione Forestale dell’Indonesia (IFCC) ha visto muovere i suoi primi passi nel 2012 ed è stato completato e standardizzato nel 2013. PEFC lo ha approvato formalmente nel 2014, segnando un altro traguardo dell’espansione della certificazione PEFC nel continente asiatico. Attraverso questo riconoscimento, tutti i prodotti approvati IFCC riceveranno l’accreditamento automatico alla certificazione PEFC.

Siamo, infine, impegnati in una delle più grandi iniziative di conservazione della foresta pluviale mai intraprese. Nel giugno 2012 abbiamo lanciato la nostra Roadmap di Sostenibilità, la nostra strategia di sostenibilità globale per monitorare e gestire 10 aree chiave della nostra attività e della nostra supply chain. Abbiamo poi iniziato il percorso verso la “Deforestazione Zero” con l’introduzione della nostra Politica di Conservazione Forestale (FCP - Forest Conservation Policy), cessando tutte le operazioni in aree non adibite a piantagione nella catena produttiva con il sostegno delle imprese, dei governi e della società civile e con la promessa di sostenere la protezione e il recupero di un milione di ettari di foresta pluviale tropicale in Indonesia.

 

Noi di Asia Pulp & Paper siamo orgogliosi di giocare un ruolo centrale in tutto questo e continueremo a lavorare con i numerosi stakeholder operativi nel territorio indonesiano e in tutto il mondo, per assicurarci che le foreste abbiano un futuro sostenibile.

 


 

MULTIMATERIALI IN CARTA-BIOPLASTICA:

Verso soluzioni per ridurre l'uso di plastica negli imballaggi

Il progetto europeo Biocompack-CE giunge al suo ultimo evento in Italia. Dopo i focus sui produttori, i trasformatori e la Grande Distribuzione Organizzata, Legambiente ed Innovhub-SSI presentano il progetto ad Ecomondo con i partner europei e i principali attori del mercato.

 

Il progetto europeo Biocompack-CE, finanziato dal programma europeo Interreg Central Europe, prende il via nel 2017 con l’obiettivo di stabilire legami più forti tra le istituzioni di ricerca e sviluppo e le aziende della filiera per sviluppare soluzioni di imballaggio certificate e sostenibili in carta-bioplastica.

Il mercato italiano degli imballaggi in Italia ha registrato nel 2018 un fatturato di 33,4 miliardi di euro con una crescita del 2,6% rispetto all’anno precedente. Tutte le tipologie di packaging hanno visto un notevole incremento, sia le tipologie “storiche” come legno e vetro, sia quelli di più recente concezione come gli imballaggi multi-materiale che hanno segnato un +2,5% (fonte: Istituto Italiano Imballaggi).

Nel nostro Paese il settore del packaging è un compartimento molto virtuoso: nel 2018 l’80,6% dei rifiuti da imballaggio è stato recuperato che tradotto in cifre significa 10.691.000 tonnellate delle 13.267.000 totali immesse al consumo e, di queste, la parte avviata a riciclo sfiora il 70% (fonte: CONAI) che fa dell’Italia un eccellenza a livello continentale. 

Biocompack-CE vede la partecipazione di dieci realtà da sei diversi Paesi europei dell’area dell’Europa centrale (Italia[1], Slovenia, Croazia, Ungheria, Polonia, Slovacchia), includendo università, centri di ricerca, laboratori di analisi, associazioni, cluster ed aziende del settore.

“Il packaging ci offre molti vantaggi – afferma Andrej Kržan, professore dell’Istituto Nazionale di Chimica di Lubiana e coordinatore del progetto Biocompack – ma spesso ha una vita utile molto breve prima che diventi un rifiuto. Contiene materiali che possono essere riutilizzati, ma solo se la progettazione del prodotto e il modo in cui raccogliamo e trattiamo i rifiuti consentono un processo economico ed efficiente. Le combinazioni di materiali sono una sfida particolare che stiamo affrontando per risolvere i problemi degli imballaggi che combinano carta e plastica. Il risultato del progetto sarà un packaging che soddisfi tutti i requisiti funzionali che ci aspettiamo, ma che possa essere facilmente ed efficacemente riciclato o compostato”.

L’unione di materiali diversi come la carta e le bioplastiche nel packaging conferisce funzionalità e migliora gli aspetti critici, sfruttando le caratteristiche di entrambi i materiali. Nel settore alimentare la necessità primaria riguarda la sicurezza e la conservazione: l’imballaggio non deve essere tossico, deve fungere da barriera, deve proteggere dall’umidità ed eventualmente dal grasso e deve impedire l’ingresso e la fuoriuscita di gas e odori.

Un aspetto non secondario è la separabilità dei materiali per avviarle correttamente a riciclo. “La sostituzione della plastica convenzionale con bioplastiche nei prodotti di packaging accoppiati con la carta – dichiara Graziano Elegir, responsabile Settore Chimica e Ambiente di Innovhub-SSI e responsabile di una delle aree tematiche del progetto – può rappresentare un'alternativa sostenibile che aiuta a ridurre la quantità di plastica favorendo lo sviluppo di nuove opzioni di smaltimento. Tuttavia, in questo contesto occorre sviluppare strategie che limitino il più possibile l'impatto sulle filiere del riciclo individuando il corretto fine vita e sviluppando l'ecodesign del prodotto. Prodotti a contatto con alimenti umidi e grassi possono eventualmente essere accettati negli impianti di compostaggio mentre il packaging non alimentare e quello a contatto con alimenti secchi dovrebbe essere destinato al recupero della fibra cellulosica in impianti idonei di riciclo della carta”.

“In Italia abbiamo voluto costruire un percorso che andasse a toccare tutti gli aspetti della filiera – dichiara Emilio Bianco di Legambiente, Communication Manager del progetto Biocompack – siamo partiti con un workshop dedicato ai produttori, per poi spostare l’attenzione sui trasformatori ed in seguito sulla Grande Distribuzione Organizzata, includendo, ovviamente, ad ogni incontro, degli speech specifici da parte dei consorzi di filiera interessati e delle associazioni nazionali sia dei produttori di carta che di bioplastiche. L’evento di oggi, infine, rappresenta un po’ il riassunto dei precedenti, includendo anche la principale associazione dei consumatori per dare voce a chi effettivamente poi va ad utilizzare l’imballo, e per questo abbiamo scelto Ecomondo come cornice. Ma non solo, abbiamo deciso di portare l’intero progetto in Italia, dedicando la prima sessione ai nostri partner europei, con l’obiettivo di rafforzare le sinergie tra il mondo del packaging del nostro Paese e gli Stati dell’Europa Centrale”.

La sostenibilità dell'uso di imballaggi multimateriale dipende fortemente dalle pratiche reali e non potenziali di gestione dei rifiuti e soprattutto dalle infrastrutture disponibili. Il nostro Paese deve necessariamente dotarsi di impianti di recupero e riciclo, a partire da quelli di digestione anaerobica per il trattamento della frazione organica per la produzione di biometano e di compost di qualità. Solo così si potrà proseguire velocemente lungo la strada dell’economia circolare.

www.legambiente.it


Packaging sostenibile: nuova collaborazione

tra Nestlé e l’Università Federico II di Napoli

Obiettivo comune: lo sviluppo di materiali polimerici innovativi

Nestlé e l’Università Federico II di Napoli collaborano nell’ottica di identificare strategie innovative per l’adozione di nuovi packaging sostenibili. La collaborazione si pone tre obiettivi principali:

  • identificare strategie innovative di nuovi materiali polimerici
  • messa a punto di nuovi materiali eco-friendly di confezionamento più idonei alla conservazione di alimenti, al fine di preservarne proprietà organolettiche, nutrizionali e salutistiche
  • messa a punto di processi produttivi già esistenti utilizzando gli attuali impianti di confezionamento

La collaborazione, al via da settembre 2019, nasce dall’impegno preso da Nestlé che punta a rendere il 100% dei suoi imballaggi riciclabili o riutilizzabili entro il 2025. In Italia, Nestlé ha già raggiunto il 95% di materiale riciclabile all’interno dei packaging dei propri prodotti, trovandosi perfettamente in linea con gli obiettivi. In questa direzione, l’Università mette a disposizione il Dipartimento di Scienze Chimiche, un centro d’eccellenza nel campo della scienza dei polimeri, che dispone delle risorse e del know-how necessari per svolgere attività di ricerca scientifica nel campo dello sviluppo di materiali polimerici innovativi.

Il contributo della Federico II fa parte di una serie di partnership internazionali, tra le quali figurano quella con PureCycle Technologies, azienda con base a Chicago specializzata nella rimozione di colori, odori e contaminanti dai rifiuti di plastica per trasformarli in una resina vergine e con Danimer Scientific, azienda della Georgia che sta sviluppando una bottiglia riciclabile e biodegradabile in mare.

Siamo orgogliosi che un’azienda globale come Nestlé abbia scelto la Federico II di Napoli tra i suoi partner” ha commentato la Prof.ssa Finizia Auriemma, responsabile del progetto. “La collaborazione con Nestlé ci permette di approfondire lo studio di soluzioni e nuovi materiali innovativi, per un utilizzo sempre più attento e consapevole delle risorse e puntando alla totale riciclabilità dei materiali”.

Ad oggi, Nestlé ha già raggiunto il 95% di materiale riciclabile all’interno dei propri packaging. Un percorso che portiamo avanti da diversi anni, arrivato ormai all’ultimo miglio. Per arrivare al 100% entro il 2025 ci avvaliamo delle migliori partnership internazionali, al fine di sviluppare soluzioni all’avanguardia a sostegno di un packaging sempre più sostenibile. E ora siamo molto soddisfatti di poter annoverare anche un’eccellenza italiana come l’Università Federico II di Napoli tra i nostri partner” Conclude Manuela Kron, Corporate Affairs Director di Nestlé.  

 

Non è la prima volta che Nestlé e il Dipartimento di Scienze Chimiche incrociano le loro strade: già 10 anni fa nell’ambito del progetto Axia – in collaborazione con la CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) – la Federico II aveva ricevuto il sostegno di Nestlé per la ricerca di nuovi materiali polimerici per l’imballaggio rigido e flessibile di alimenti.

 


Packaging sostenibile e conservazione forestale
Danilo Benvenuti, Regional Director Asia Pulp & Paper

Le priorità ambientali globali devono diventare parte integrante delle strategie di impresa: cambiamento climatico, conservazione del capitale naturale e in generale gli obiettivi di sostenibilità (SGDs) sono elementi ormai ineludibili. In qualità di soci fondatori di Forest For Future, siamo convinti che il coinvolgimento del settore privato per la conservazione dell’ambiente sia fondamentale, soprattutto se il coinvolgimento si traduce in partnership tra diversi esponenti delle aziende.

È stato questo il fulcro centrale del nostro intervento alla tavola rotonda organizzata da Forest For Future e che ha visto coinvolti, insieme a noi, diversi stakeholder. L’idea è quella di mettere insieme pubblico e privato con l’obiettivo di aumentare la sensibilità intorno ai temi della conservazione delle foreste primarie, della tutela delle biodiversità e della sostenibilità dell’intera filiera dell’industria del legno, della carta e del packaging.

Un’occasione importante per condividere esperienze e confrontarsi sull’impatto ambientale del settore del packaging e per fare uno sforzo congiunto di sensibilizzazione a un futuro di rispetto e attenzione all’ambiente a livello globale.

L’obiettivo finale è quello di fare fronte comune e offrire così ai consumatori e, in generale agli utenti finali, proposte di packaging ad alti livelli di sostenibilità.

Siamo uno dei più grandi gruppi verticalmente integrati al mondo nel settore della carta e della cellulosa, operiamo in un'area particolarmente sensibile e il capitale naturale è alla radice del nostro stesso capitale economico. Abbiamo quindi preso sul serio la sfida alla sostenibilità. Nel giugno 2012 abbiamo lanciato la nostra Roadmap di Sostenibilità, una strategia di sostenibilità globale per monitorare e gestire 10 aree chiave della nostra attività e della nostra supply chain. Una roadmap che ha portato le nostre cartiere in Indonesia e in Cina a essere considerate tra le più avanzate ed efficienti dal punto di vista ambientale nell'industria globale della cellulosa e della carta.

Nel 2013 abbiamo introdotto la Forest Conservation Policy (FCP) con la quale abbiamo già fermato lo sfruttamento di tutte le foreste naturali all’interno delle nostre concessioni arboricole in Indonesia, dando inizio così a uno dei programmi di salvaguardia delle foreste più ambiziosi al mondo. La nostra FCP comprende degli impegni molto sfidanti e ambiziosi e, perché non rimangano solo un semplice impegno preso sulla carta, il nostro operato viene sottoposto a una valutazione indipendente da parte di alcune organizzazioni e ONG internazionali, tra cui TFT (The Forest Trust), GreenPeace, Rainforest Alliance che forniscono periodicamente, attraverso rapporti di valutazione, uno spaccato sui progressi fatti. Ancora più recenti sono il lancio di un programma agroforestale volto allo sviluppo delle comunità locali e la creazione della Fondazione Belantara per l’implementazione e il coordinamento di tutti i progetti legati alla sostenibilità.

In Asia Pulp & Paper abbiamo investito milioni di dollari per ripristinare le foreste in Indonesia, ci siamo impegnati a non intaccare risorse forestali vergini e a tutelare aree di alto valore ambientale. La fondazione di Forest For Future ha l’obiettivo di portare in Italia e in Europa lo stesso messaggio: collaborare alla difesa della biodiversità insieme alla Fondazione Belantara.

Abbiamo la consapevolezza della dimensione globale che hanno le questioni ambientali e sentiamo forte la necessità di conservare il patrimonio naturale di altre aree del mondo, anche lontane. Lavoriamo ogni giorno per promuovere e sostenere attività internazionali di cooperazione allo sviluppo sostenibile e di salvaguardia e protezione dell’ambiente, con particolare riferimento alla foresta indonesiana e ai suoi abitanti. Il nostro obiettivo comune è di operare insieme per la conservazione e la rigenerazione dei sistemi naturali e della biodiversità in ogni parte del mondo.

 


 


Stora
Enso lancia soluzioni per il packaging destinati a prodotti di lusso, cosmetici e generi alimentari
a base di bio-compositi derivati dal legno


 

Stora Enso presenta DuraSenseTM di Stora Enso - materiali bio-compositi a base di legno destinati a prodotti di qualità per il settore del lusso, cosmetico e alimentare alla ricerca di alternative agli imballaggi in plastica. Con l'aiuto di DuraSense, i clienti che hanno esigenze estetiche ricercate e sono alla ricerca di assicurare un'esperienza tattile particolare, potranno soddisfare queste aspettative rendendo i loro imballaggi anche più ecologici.

L'introduzione di DuraSense presso nuove tipologie di clienti è un altro passo nel percorso di Stora Enso nella graduale sostituzione dei materiali per imballaggio a base fossile con soluzioni rinnovabili. DuraSense è una miscela di fibre di legno e polimeri, che possono essere fossili, biologici o riciclati. Con DuraSense, Stora Enso offre ai clienti un'alternativa più ecologica alle materie plastiche, migliorando al tempo stesso la sostenibilità e riducendo l'impronta di CO2. Con la miscela di fibre di legno e polimeri a base biologica, è possibile ottenere fino al 98% di contenuto rinnovabile e quindi, ridurre la dipendenza dalle limitate risorse fossili.

"La riduzione dell'uso della plastica è in cima all'agenda dei nostri clienti che richiedono aiuto nella sostituzione dei materiali non rinnovabili. Con DuraSense ora possiamo offrire diverse soluzioni basate su materiali bio-compositi, come chiusure per barattoli e tappi per bottiglie, usati dall'industria della cosmesi di alta qualità e dei prodotti di lusso, o per specifici prodotti alimentari che richiedono standard molto elevati sia in termini di estetica sia di qualità", afferma Hannu Kasurinen, SVP e Responsabile della Divisione Liquid Packaging e Carton Board di Stora Enso.

DuraSense costituisce un'alternativa efficiente in termini di costi e risorse per ridurre l'impatto ambientale dei prodotti. Con poche o addirittura nessuna modifica delle tecnologie produttive esistenti, il materiale bio-composito viene sviluppato per conformarsi alle materie plastiche convenzionali e pertanto si adatta agli impianti esistenti.

"Con i bio-compositi a base di legno, il consumo di materie plastiche può essere ridotto fino al 50%, assicurando una minor dispersione di plastica nell'ambiente. DuraSense può anche essere riciclato fino a sette volte insieme a materiali plastici o utilizzato per il recupero energetico alla fine della sua vita", afferma Lars Axrup, Responsabile Business, Sustainable Packaging Components presso Stora Enso.

Stora Enso ha iniziato la produzione commerciale di bio-compositi nel 2018 e dispone della più grande capacità in Europa per la produzione di compositi a base di fibra di legno. La materia prima per DuraSense proviene da foreste nordiche gestite in modo sostenibile e coperte da sistemi di Catena di Custodia certificati da terzi.

www.storaenso.com
 



Acquaviva Italia
 completa la “filiera green” con l’impianto per il riciclo dei boccioni d’acqua in Pet

Con il nuovo impianto per il trattamento dei boccioni in Pet ritirati dai clienti Acquaviva Italia completa la filiera green che parte delle fonti di imbottigliamento e arriva fino al riciclo della plastica dei contenitori per successivi riutilizzi.

Lograto (BS). E’ stato inaugurato nella sede di Lograto (BS) l’impianto per il riciclo della plastica dei boccioni d’acqua in Pet ritirati dai clienti. Un investimento che completa la “filiera green” di Acquaviva Italia, che non si preoccupa quindi solo di commercializzare l’acqua in boccioni ma ne segue tutta la loro vita dalle fonti di imbottigliamento fino al riciclo.

Il processo produttivo parte proprio dalle due fonti di proprietà in Veneto fra le Piccole Dolomiti sopra i 1.500 metri e in Molise nell'incontaminata zona della sorgente Cannavine dove l’acqua sgorga attraverso molti strati di rocce e minerali, ricca di proprietà organolettiche importanti. Gli stabilimenti di imbottigliamento sono situati accanto alle fonti, in modo da garantire la purezza dell’acqua. I boccioni pieni vengono stoccati nei magazzini situati su tutto il territorio nazionale in attesa di essere consegnati al domicilio dei clienti direttamente dal personale dell’azienda entro 10 giorni dall’imbottigliamento. La società provvede poi a ritirare i boccioni vuoti dai clienti e ad avviarli al trattamento per il riciclo. Il riciclaggio dei boccioni - che avviene attraverso il procedimento certificato RiPET - comprende diverse fasi : la prima lavorazione avviene macinando i contenitori e dividendo i diversi tipi di plastica. I sacchi di macinato, stoccati in appositi silos, vengono ritirati da aziende specializzate in produzione di filati plastici che vengono utilizzati per la produzione di differenti prodotti come spazzole, scope e prodotti per la casa.

Grazie alle fonti di proprietà e agli impianti d’imbottigliamento - sottolinea Riccardo Marchini, Amministratore Delegato di Acquaviva Italia - possiamo garantire una filiera corta e certificata che porta l’acqua dalla sorgente al bicchiere dei clienti in meno di dieci giorni. Con questo impianto completiamo la filiera green confermando l’impegno dell’azienda nel mantenere il rispetto per l’ambiente circostante durante le proprie attività”.

www.acquaviva.com


 

 

 


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