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LIBROTTIGLIA

Reverse Innovation vince Red Dot per Librottiglia

Reverse Innovation vince il suo quinto premio per la creazione di Librottiglia! Questa volta si tratta del tedesco Red Dot Communication Design Award 2016, uno dei più rinomati riconoscimenti nel settore della progettazione.

Concepita e realizzata dall’agenzia di brand e product design assieme all’azienda vinicola Matteo Correggia, l’originale proposta, che abbina la degustazione di vini d’eccellenza e il piacere della lettura, ha gareggiato con partecipanti di 46 nazioni. La cerimonia di premiazione si terrà il 4 novembre a Berlino.

Librottiglia ha vinto anteriormente i premi Brand Identity Grand Prix, The Dieline, Core 77 e One More Pack.

Il prodotto mette in rapporto le caratteristiche di tre tipologie di vino e tre generi narrativi per dar vita ad esperienze enoletterarie basate sul perfetto equilibrio tra le suggestioni sensoriali e gli scenari immaginati nei racconti. Un piccolo ed elegante libro svolge la funzione di etichetta delle bottiglie. Il design grafico minimale, moderno e sorprendente è valorizzato da un’illustrazione che rappresenta un elemento significativo di ogni racconto. Tre autori sono stati coinvolti in questa raccolta di piccole ed emozionanti storie che accompagnano la selezione di vini imbottigliati nello speciale formato da 375ml. La cantautrice Patrizia Laquidara firma “La Rana nella Pancia”, una favola intrigante adatta alla personalità non comune del rosso Anthos, un brachetto secco dal sorprendente bouquet dolce. “Ti amo. Dimenticami”, di Regina Nadaes Marques, scrittrice e produttore culturale, è la storia di un amore che cambia la vita, intensa come il nebbiolo rosso rubino del Roero. “L’omicidio”, di Danilo Zanelli, giornalista e autore satirico, è un giallo venato di humour che s'intona con “lo spirito” fresco e leggero del bianco Roero Arneis.

Librottiglia dialoga con un pubblico che aspira ad un prodotto da collezionare: appassionati di vino e letteratura, interessati ad immergersi in un’esperienza completa in un breve spazio di tempo da dedicare a se stessi.

www.reverseinnovation.com www.librottiglia.com

 


GUALA CLOSURES GROUP APRE NEGLI STATI UNITI D’AMERICA E INAUGURA IL SUO “DESIGN STUDIO” CON IL PIU’ INNOVATIVO IMPIANTO DI STAMPA AL MONDO

Guala Closures Group, multinazionale italiana leader mondiale nella fabbricazione di chiusure in alluminio per superalcolici, vino e bevande, ha aperto il suo primo impianto di produzione di chiusure per il vino negli Stati Uniti a Fairfield, nel cuore della regione vinicola della California, per servire il mercato locale, costituito da migliaia di piccoli produttori. La particolarità del nuovo sito statunitense è rappresentato dal “DESIGN STUDIO”, il centro di innovazione e design più avanzato al mondo del settore, per la creazione di chiusure altamente innovative nel design ed attraenti esteticamente, volto a rispondere alle esigenze di immagine e di marketing anche dei piccoli produttori. L’impianto, infatti, è l’unico al mondo in grado di gestire ordini fino a 1.000 pezzi grazie all’utilizzo di una tecnologia all’avanguardia.

Finora, infatti, il mercato americano del vino viene servito dall’impianto produttivo di Guala Closures in Messico che, tuttavia, realizza ordini minimi di 100.000 unità; si tratta un numero eccessivo per le innumerevoli case vinicole della Napa Valley che hanno produzioni meno elevate.

“Il mercato statunitense – dichiara Alessandro Bocchio, General Manager Guala Closures Nord America – rappresenta per Guala Closures Group un grande potenziale di crescita, e costituisce un ulteriore tassello per continuare lo sviluppo a livello internazionale. Il DESIGN STUDIO di Guala Closures Group  - aggiunge Bocchio -  utilizza un impianto unico al mondo realizzato dagli stessi ingegneri del Gruppo che combina la tecnologia di stampa digitale con altre caratteristiche quali il trattamento di superficie al plasma, le vernici con basi speciali, il sistema di polimerizzazione UV dedicato, i sistemi di controllo di qualità automatizzato e la decorazione a rilievo per il top”.


 

La Cina scopre le bollicine italiane.
Vino, lo spumante traina l'export

 

ROMA - Il vino italiano prova a riconquistare la Cina, e lo fa mettendo in tavola gli spumanti. Secondo Confagricoltura,  le esportazioni di bollicine sono cresciute dell'80 per cento, con un aumento del fatturato superiore al 120 per cento. Un'accelerazione che mette in difficoltà persino i rivali francesi, attualmente padroni del mercato cinese d'importazione: "Nel primo semestre dell'anno - esulta Gianluca Bisol, direttore generale dell'omonima azienda vinicola - le importazioni cinesi di spumante sono state doppie rispetto a quelle di champagne". 

La crescita vertiginosa dello spumante, prodotto ancora marginale sul mercato cinese, è però in controtendenza rispetto al dato generale: infatti, il volume delle esportazioni di vino in Cina è calato del 37 per cento. Colpa, soprattutto, dei dazi: il prezzo dei vini italiani a basso costo è quasi triplicato, rendendo impossibile la concorrenza con i concorrenti cileni e australiani, che godono di tributi alla dogana molto favorevoli. Se i vini economici sono praticamente scomparsi, anche quelli di livello medio-alto registrano un calo del 20 per cento, di fronte a un aumento del fatturato di poco superiore all'8 per cento. Il vino italiano in Cina è diventato un bene di lusso: "La bottiglia di Prosecco che in un ristorante italiano paghi venti euro - spiega Bisol - in un ristorante cinese ne costa ottanta quindi ha un target di nicchia". 

sul totale

delle importazioni cinesi, l'Italia ha inciso solo per il 5,7 per cento: un decimo della quota di mercato in mano ai dominatori francesi, ma meno anche di Australia, Cile e Spagna. Nel 2020, la Cina sarà il principale consumatore di vino al mondo, mentre tutti i principali mercati dell'Unione europea si stanno ridimensionando. L'attenzione verso i mercati orientali, quindi, è aumentata, e si è fatto più evidente il gap fra l'Italia e gli altri esportatori. "Non facciamo buona comunicazione e c'è troppo campanilismo - è l'opinione di Fabio Grasselli, che da sette anni esporta vino in Cina  -  raccontiamo poco della cantina, della storia del vino, e solo l'1 per cento delle aziende italiane ha materiale in cinese. Inoltre, con le rivalità locali, i consorzi e gli enti fanno fatica a promuovere il territorio". 

Bresciano, classe 1980, Grasselli ha messo insieme le due passioni della sua vita - il vino e le culture orientali - e ne ha fatto un lavoro: l'esportatore. Ha cominciato a girare le fiere in Cina nel 2006, bussando alle porte degli importatori conosciuti durante i suoi viaggi. Oggi collabora con otto cantine italiane, e quest'anno ha portato in Cina 120 mila bottiglie. "I primi anni sono stati duri - racconta - la disinformazione era altissima, molti neanche sapevano che l'Italia producesse vino. Solo nell'ultimo biennio abbiamo cominciato a vedere operazioni di successo da parte delle istituzioni italiane, e alle fiere, finalmente, i nostri padiglioni sono diventati più importanti, più visibili e più visitati".

Due, quindi, sono i fattori che possono favorire la rimonta del vino italiano in Cina: il marketing e la capacità di fare rete. Qualcosa, tra i produttori, ha cominciato a muoversi negli ultimi anni. Come a Benevento, dove la Confagricoltura locale, dal 2009 a oggi, ha organizzato quattro viaggi per promuovere il vino del Sannio, riunendo grandi e piccole aziende. "Abbiamo scelto un mercato difficile, lontano come lingua e cultura e dominato dai francesi, ma l'interesse dei consumatori è in crescita - racconta il direttore Manfredi Pascarella - e oggi stiamo trattando per contratti pluriennali con diversi importatori cinesi. Non ci interessa vendere un container ogni tanto, stiamo cercando di aprire un mercato e diventare una presenza fissa".

www.repubblica.it
 



Zong Qinghou in visita a Sacmi

Il presidente del colosso cinese del settore beverage a caccia di eccellenza Made in Italy

Un incontro tra leader, quello tra Sacmi e la cinese Wahaha. A rappresentare l’azienda, nata alla fine degli anni Ottanta e oggi il maggiore Gruppo del Paese attivo nel settore beverage, il presidente Zong Qinghou in persona, che ha visitato gli stabilimenti Sacmi Imola.

Classe 1945, Zong Qinghou è oggi l’uomo più ricco della Cina, il 23° nel mondo. Di umili origini, entra nel business del beverage nel 1987, fondando un’azienda di commercio di prodotti lattiero-caseari, quindi soft-drinks e altri tipi di bevande.

Capace ben presto di ritagliarsi un ruolo di primo piano sul mercato domestico, il fondatore di Wahaha sigla una serie di joint venture internazionali che hanno dato all’azienda autonomia d’azione e finanziaria, fino a farla diventare il colosso che è oggi. Dal 2002 Zong è anche membro del Congresso nazionale del Popolo cinese.

Ad accogliere il presidente di Wahaha, il direttore di Sacmi Beverage Vezio Bernardi e quello Closures & Containers Giuseppe Lesce che, dopo aver mostrato le ultime novità di casa Sacmi per il settore – dalla CBF all’IPS, fino ai sistemi di visione PVS – hanno sottolineato come il grande onore di questa visita getti le basi per ulteriori importanti collaborazioni industriali. “Consideriamo la partnership con Sacmi – ha osservato, dal canto suo, il presidente Zong – un fattore strategico per implementare le nostre strategie di ulteriore sviluppo e crescita nella filiera del beverage”

Un rapporto peraltro non nuovo, quello con Sacmi, iniziato già vent’anni fa agli albori dell’avventura imprenditoriale di Zong, che viene a Imola in cerca di eccellenza tecnologica a marchio Sacmi. Per Sacmi, naturalmente, un’ulteriore opportunità di crescita in un mercato come quello cinese in continua e costante espansione, in cui il settore beverage, da solo, vale 2 miliardi di dollari l’anno, un Paese nel quale Sacmi è presente da anni con affiliate proprie e Sacmi Shanghai, punto di riferimento in loco per il servizio ricambi e assistenza post vendita.


L’imballaggio migliore è quello superfluo

 

La cassetta del futuro è ergonomica, compatta e realizzata con poco materiale. La tendenza va verso cassette estremamente "aperte". L'ultima edizione del premio di design di Coca-Cola Germania ha mostrato chiaramente come sia possibile realizzare progetti straordinari che uniscono praticità di consumo e sostenibilità. Le aziende dell’industria delle bevande sono chiamate a sviluppare una sempre maggiore sensibilità alle esigenze di sostenibilità degli imballaggi secondari.

 

L’industria sta attraversando un periodo di tensioni: i consumatori si aspettano prodotti che, da un lato, possano essere imballati con un consumo ridotto di materiali, ma dall'altro siano adeguatamente protetti fino alla destinazione finale. Per farlo, le aziende produttrici devono rispondere a una serie di requisiti: ridurre i consumi di materiale, usare materiali riciclati, sfruttare materie prime rinnovabili, abbattere i consumi energetici. La sostenibilità deve essere garantita ed evidente a ogni stadio della catena produttiva. Le tecnologie e gli impianti utili a questo scopo saranno in vetrina a drinktec 2013.

 

Concetti flessibili in primo piano

“Economicità, efficienza, flessibilità e sostenibilità sono i benchmark fondamentali per i sistemi di fine linea e palletizzazione del futuro,” afferma l’Ing. Heiner Schaefer, amministratore delegato di Schaefer Förderanlagen- und Maschinenbau GmbH. “La riduzione della quantità di materiale impiegata per i contenitori di bevande e per l’imballaggio secondario impone modalità di lavorazione idonee a risparmiare risorse. I nuovi impianti sono concepiti per lavorare incessantemente su tre turni, con oltre 8.000 ore di produzione all’anno e intervalli di manutenzione sempre più distanti. La maggiore frequenza di lancio di nuove confezioni richiede grandissima flessibilità sugli impianti. Cambiare confezione, classificare e mescolare sono le esigenze più recenti sul fronte dell'automazione degli impianti. Azionamenti e, in generale, impianti a risparmio energetico contribuiscono a loro volta alla sostenibilità. A drinktec 2013, operatori e clienti di tutto il mondo troveranno soluzioni a queste sfide.”

 

Modularità e impianti a blocchi

Con impianti flessibile è possibile realizzare diverse tipologie di imballaggio finale. Le linee di imballaggio complesse consentono l’esecuzione di processi in più fasi. Contenitori in PET, bottiglie di vetro o lattine possono essere confezionate in pacchi multipli. Oppure i multipack possono essere imballati in scatole di cartone, cassette riutilizzabili o cartoni avvolgibili. Anche in questo ambito, il mercato si evolve verso soluzioni modulari. I sistemi con una concezione modulare possono essere facilmente adattati a nuove tipologie di imballaggi. La capacità può essere aumentata in qualsiasi momento in base alle necessità attivando nuovi moduli. Parallelamente, nell’industria delle bevande e degli alimenti liquidi si registra un'evidente tendenza verso gli impianti a blocchi. I singoli aggregati vengono coordinati mediante sistemi di controllo avanzati, affiancando confezionatrici, impianti di raggruppamento e palletizzatori.

 

Film retraibili e alternative

A drinktec 2013 le aziende espositrici mostreranno come si possano ridurre i costi per gli imballaggi e il consumo di materiali. Grazie alla tecnologia moderna, il consumo di energia e altri mezzi di produzione degli impianti di confezionamento può essere ridotto drasticamente. I servosistemi decentrati sono più efficienti e dinamici rispetto agli azionamenti di grossa taglia. Il consumo ridotto di energia ammortizza i costi di acquisto lungo tutto il ciclo di vita dell'impianto. Un altro ambito di innovazione riguarda l’utilizzo di film nell'imballaggio finale. Riducendo gli spessori e usando materiali laminati è possibile risparmiare materiale. L'obiettivo finale è la (quasi) totale eliminazione dell’imballaggio finale. Nei contenitori in PET, l’avvolgimento con film termoretraibile ha una quota di mercato superiore al 30 percento. Gli svantaggi sono l’utilizzo di materie prime fossili e l’elevato consumo energetico del processo di termoretrazione. Nel frattempo, però, è stato sviluppato un sistema completamente nuovo per i contenitori in PET che elimina completamente l’uso della pellicola. Altre alternative all'imballaggio termoretraibile sono i vassoi a bordi alti in cartone o i vassoi conformati in plastica. Siamo curiosi di scoprire quali altre novità arriveranno da qui a drinktec 2013.

 

Palletizzazione: sicurezza e compattezza

Le funzioni chiave della palletizzazione sono da un lato l’ottimizzazione del posizionamento sul bancale con processi manuali, robotizzati o affidati a macchine di carico speciali, dall'altro la sicurezza mediante interfalde antiscivolo, avvolgimento con film o reggiatura. Nuove modalità di disposizione delle bottiglie in diagonale consentono di sfruttare al meglio lo spazio sul pallet. Anche i sistemi di carico puntano sull’innovazione. Nel 2012, il premio per l’imballaggio in Germania è stato assegnato nel settore degli imballaggi per trasporto e logistica a un quarto di pallet innovativo che ha proposto un’interessante evoluzione funzionale di una soluzione consolidata. Accanto all’uso di materiale riciclato al 100%, l’innovazione sta nella struttura del pallet, che può essere accatastato con un ingombro minore grazie a cavità più profonde. In generale, aumenta la popolarità dei bancali di plastica rispetto a quelli di legno, soprattutto in virtù della loro precisione dimensionale e igienicità.

 

Giornata del packaging e del marketing a drinktec Forum

Anche il programma collaterale di drinktec 2013 propone come sempre temi interessanti. Per Scott Meek di Miller Coors, l’imballaggio è uno strumento chiave per l’innovazione. “Motore di crescita per il design e l’innovazione degli imballaggi” è il titolo della sua presentazione in programma giovedì 19 settembre a drinktec Forum, che dedicherà la giornata al tema generale “Packaging e Marketing”. Dominic Cakebread e Claudia Werner di Canadeans terranno invece un intervento su “Sviluppi e ripercussioni dell’imballaggio di bevande”.

 

drinktec apre le porte

Heiner Schaefer considera drinktec una chiave per aprire molte porte: “Per una media impresa come la nostra, drinktec è una porta aperta sul mondo. Il salone ci offre l’opportunità di presentare nuovi prodotti a un vasto pubblico internazionale. Molte delle nostre relazioni commerciali, con clienti nazionali e internazionali, sono nate proprio a drinktec.”

 

Per maggiori informazioni: www.drinktec.com

 

 

 

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