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ANNO RECORD, IL 2018, PER I COSTRUTTORI ITALIANI
DI BENI STRUMENTALI
RALLENTAMENTO PREVISTO PER IL 2019

Nel 2018, il fatturato dell’industria italiana costruttrice di beni strumentali si è attestato a 49,4 miliardi di euro, segnando un incremento del 6% rispetto all’anno precedente e allungando così il trend positivo avviato nel 2014. Si tratta dell’anno record per il settore che ha raggiunto, per tutti i principali indicatori economici, valori mai toccati prima.

Il risultato, come evidenziato dai preconsuntivi elaborati dal Gruppo Statistiche FEDERMACCHINE, è stato determinato anzitutto dall’ottimo andamento delle consegne sul mercato interno, trainate dalla vivace domanda di beni di investimento. Supportato dalle misure di super e iperammortamento, il consumo domestico è cresciuto, infatti, del 10%, a 26,5 miliardi.

A beneficiare di ciò sono state anzitutto le consegne dei costruttori italiani sul mercato interno che, in virtù di un incremento del 10,3%, hanno raggiunto il valore di 16,4 miliardi. Positivo anche l’andamento delle importazioni, il cui valore si è attestato a 10,1 miliardi, il 9,6% in più rispetto al 2017.

Anche le esportazioni hanno registrato segno positivo, attestandosi a 33 miliardi, il 3,9% in più del 2017. Nei primi nove mesi del 2018 (ultimo dato disponibile), principali mercati di sbocco dell’offerta italiana sono risultati: Germania (+4,7%), Stati Uniti (+22,6%), Francia (+3,7%), Cina (-6,1%), e Spagna (+17,6%).

Secondo le previsioni elaborate dal Gruppo Statistiche FEDERMACCHINE, il 2019 dovrebbe invece registrare un debole rallentamento. Il fatturato si fermerà a 49,1 miliardi di euro (-0,7%), “zavorrato” dalle consegne dei costruttori italiani sul mercato interno che dovrebbero ridursi, del 3,3%, a 15,9 miliardi. L’export crescerà, invece, dello 0,6%, a 33,2 miliardi. Il consumo italiano di beni strumentali calerà, del 2,5%, a 25,8 miliardi.

“Sebbene sia quasi fisiologico il rallentamento atteso per il 2019, dopo il record dell’anno passato - ha affermato Sandro Salmoiraghi, presidente FEDERMACCHINE - è altrettanto vero che sull’andamento del comparto pesa l’incertezza del contesto in cui operiamo. Alle già complicate condizioni internazionali si aggiunge la poca chiarezza di indirizzo della politica industriale attuata dalle autorità di governo del nostro paese, elementi questi che agiscono da disincentivo delle decisioni di acquisto per investimenti di una certa portata, quali i macchinari e le tecnologie di produzione”.

“L’auspicio è che l’industria manifatturiera italiana continui con l’attività di investimento in nuovi macchinari e in tecnologie 4.0, assicurando così il prosieguo al processo di digitalizzazione delle imprese avviato negli ultimi anni. La crescita costante della domanda italiana di beni strumentali, il cui valore risulta il 60% più alto di quello di 8 anni fa, è certamente indicatore dello svecchiamento degli stabilimenti produttivi del paese ma non è da considerare un traguardo”.

“Il secondo paese manifatturiero d’Europa, per restare tale anche in futuro, ha bisogno di un tessuto industriale solido e costituito da imprese capaci di generare e trasferire innovazione a tutti i livelli della filiera produttiva. Solo così potremo continuare a recitare un ruolo di primo piano nel contesto internazionale mantenendo in Italia conoscenza, strutture produttive e dunque lavoro”.

“Per questo - ha aggiunto il presidente di FEDERMACCHINE - le autorità di governo devono puntare a rafforzare tutte quelle misure capaci di stimolare le imprese a investire in competitività, vale a dire in nuove tecnologie e formazione per gli addetti”.

“A questo è proposito - ha concluso Sandro Salmoiraghi – l’auspicio è che l’iperammortamento ora in vigore, torni, nel breve periodo, ad essere abbinato al superammortamento, la cui eliminazione rischia di escludere dal doveroso processo di  aggiornamento e ammodernamento una fetta importante delle nostre PMI.

“Oltre a ciò, occorre prevedere una revisione della misura per la formazione 4.0 affinché le aziende possano usufruire del credito di imposta del 40% applicato non solo al costo delle ore di lavoro del personale coinvolto nell’attività, come attualmente previsto, ma anche al costo dei docenti esterni che rappresenta la voce di spesa decisamente più rilevante per una PMI”.

“D’altra parte, noi imprenditori del bene strumentale incontriamo grandi difficoltà nel reperire personale qualificato che sappia gestire le tecnologie che sviluppiamo e utilizziamo nei nostri stabilimenti produttivi. Abbiamo necessità di strumenti che ci aiutino nell’aggiornamento del personale già impiegato ma vogliamo anche poter contare su un sistema scolastico in grado di preparare adeguatamente le giovani risorse. Per questo deve continuare il lavoro che mira allo sviluppo degli ITS, scuole di alta formazione tecnica che rispondono in modo puntuale a questa esigenza”.

www.ucimu.it


 

 

Comparto macchine: fatturato oltre i 7 miliardi

 
Incremento del 6,7% sul 2016 registrato dai costruttori di macchine per il confezionamento che fanno capo a Ucima. E se l'export continua a essere una voce determinante per il buon andamento del comparto, anche le vendite sul mercato interno proseguono il trend positivo, segnando un ulteriore +8%.

Modena, L’industria italiana dei costruttori di macchine per il packaging si appresta a chiudere un anno di ulteriore crescita. Secondo i dati di pre-consuntivo elaborati dal Centro Studi di Ucima (Unione Costruttori Italiani Macchine Automatiche per il confezionamento e l’imballaggio), a fine anno il fatturato di settore dovrebbe raggiungere i 7.045 miliardi di euro  (+6,7% rispetto al 2016).
Un traguardo ancora una volta positivo, dunque, raggiunto sia in ambito nazionale che sui mercati internazionali.

I numeri delle esportazioni. L’export continua di fatto a rappresentare il motore trainante del settore: nei dodici mesi del 2017 le vendite oltre confine hanno generato un fatturato di 5,6 miliardi di euro, in crescita del 6,3% sull’anno precedente e pari all’80% del giro d’affari totale.
Secondo gli ultimi dati disaggregati disponibili,relativi ai primi otto mesi dell’anno, tutte le aree geografiche registrano performance positive. La sola eccezione è rappresentata dal continente africano che, nel complesso, registra un decremento del 6,2%.

Scendendo nel dettaglio, l’area in cui si registrano le prestazioni migliori è l’Europa extra-UE: +14,6%, con la Federazione Russa che cresce del 25%, mentre la Turchia decresce di due punti percentuali.
Segue il Centro-Sud America (+17,7%), con il Messico in crescita del +33,6% e il Brasile che inverte la tendenza facendo registrare un +17%.
Al terzo posto si posiziona il Nord America con un +12,1%. Gli Stati Uniti, con oltre 300 milioni di Euro e un +6,2%, si confermano il primo mercato di sbocco per le tecnologie italiane.

Ottimo anche l’andamento dell’Unione Europea (+9,5%), con Francia e Germania che crescono rispettivamente del +7,8 e del +5,8%, confermandosi come prima area di export in valore.
Asia e Medio Oriente, seconda destinazione delle tecnologie made in Italy, crescono infine del +3,9%, con Cina e India entrambe oltre il 25% di incremento.

Il mercato interno. Per il secondo anno consecutivo anche l’Italia segna prestazioni da primato. Dopo il +9,8% registrato a fine 2016, l’anno 2017 dovrebbe infatti chiudersi a 1,4 miliardi di Euro (+8,2%).
«Buona parte degli ottimi risultati va di certo ascritto al piano Industry 4.0, che ha favorito l’adozione delle tecnologie più innovative messe a punto dalle nostre aziende da parte degli utilizzatori italiani - ha dichiarato il Presidente di Ucima, Enrico Aureli - ma non dobbiamo certo sottovalutare i segni di una migliore dinamica di mercato».
Secondo i dati previsionali del Centro Studi Ucima, infatti, l’Italia dovrebbe crescere del +4% in media annua fino al 2019.
«Per quanto riguarda poi il 2018 - ha ribadito Aureli - il nostro Centro Studi prevede un ulteriore rafforzamento della penetrazione italiana a livello internazionale con una crescita media del +5%. Le performance migliori dovrebbero venir registrate in Asia e Africa, con incrementi compresi tra il 6 e il 6,5%».


TERZO TRIMESTRE 2017/ CRESCONO ANCORA GLI ORDINI DI MACCHINE UTENSILI (+14,7%) VOLA L’INTERNO (+68,2%); BENE ANCHE L’ESTERO (+1%)

Cresce ancora l’indice degli ordini di macchine utensili che, elaborato dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, nel terzo trimestre 2017, segna un incremento del 14,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il valore assoluto dell’indice risulta pari a 109 (base 2010=100).

L’incremento è stato determinato principalmente dall’ottimo andamento degli ordinativi raccolti dai costruttori italiani sul mercato interno, cresciuti del 68,2% rispetto al periodo luglio-settembre 2016. Il valore assoluto dell’indice si è attestato a 66,1. Per trovare un incremento altrettanto deciso è necessario tornare indietro fino al 2011 quando l’incremento risultò pari al 96,7% ma il valore assoluto si fermava al 48,4.

Anche l’indice degli ordini esteri è risultato in crescita, segnando un +1% rispetto al terzo trimestre dell’anno precedente, per un valore assoluto pari a 114,6.

A conferma dell’ottimo momento economico che caratterizza il manifatturiero italiano è anche il positivo andamento della raccolta adesioni alla prossima BI-MU, che, in scena nell’ottobre del 2018 a Fieramilano Rho, si presenta con un format e un repertorio tecnologico rinnovato e ampliato. Sono infatti già numerose le conferme di partecipazione pervenute alla segreteria della biennale della macchina utensile che, per la sua 31esima edizione, presenterà accanto ai sistemi di produzione e ai macchinari una ampia e variegata offerta di sistemi e tecnologie digitali per l’interconnessione di macchine e impianti.

“Questi dati - ha affermato Massimo Carboniero, presidente UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE - dimostrano tutta l’effervescenza del mercato italiano e, contestualmente, la validità degli incentivi previsti dal Piano Nazionale Industria 4.0, che rispondono perfettamente all’esigenza delle imprese di svecchiamento degli impianti e di introduzione dei principi di digitalizzazione e interconnessione, indispensabili per il mantenimento della competitività del manifatturiero italiano”.

“Con le nuove soluzioni messe a punto in questi mesi, e dotate sempre di più di tecnologie riconducibili a Industria 4.0,  i costruttori italiani sono orgogliosi di contribuire all’avanzamento del livello tecnologico della manifattura del paese. Per troppi anni - ha continuato Massimo Carboniero - abbiamo lavorato prevalentemente con clienti stranieri. Ora, nonostante l’export rappresenti, giustamente, oltre la metà del nostro fatturato, assistiamo ad un corretto riequilibrio tra mercato domestico e mercato estero”.

“Certo è che il recupero del gap tecnologico che si è creato negli anni della crisi e lo sviluppo in chiave digitale, in Italia, è soltanto avviato; il processo di aggiornamento è lungo e articolato. Per questo condividiamo pienamente l’intenzione espressa dagli organi di governo di finanziare anche per tutto il 2018 gli incentivi di Super e Iperammortamento. In particolare, anche alla luce dell’utilizzo delle misure da parte delle aziende fin qui fatto, dovrebbe essere, a nostro avviso, prevista la trasformazione del Superammortamento in provvedimento strutturale e l’allungamento dell’operatività dell’Iperammortamento a tutto il 2018. Solo così - ha aggiunto il presidente di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE - saremo certi di aver dato il giusto avvio alla riqualificazione del manifatturiero italiano in chiave moderna”.

“L’auspicio è che queste proposte possano trovare conferma anche nel prossimo Piano Impresa 4.0, inserito nella Legge di Bilancio 2018, insieme all’ottimo provvedimento già annunciato dai ministri del governo che permetterà alle imprese italiane di ottenere un credito di imposta per l’attività di formazione avviata in materia di Industria 4.0”.

“Dotare gli impianti produttivi di strumenti adeguati a sostenere una produzione efficiente e competitiva in termini di redditività, sicurezza e flessibilità è il primo passo per assicurare futuro alla manifattura ma - ha concluso Massimo Carboniero -  il processo di aggiornamento e sviluppo rimarrebbe fermo al palo se non fosse adeguatamente affiancato dall’aggiornamento delle risorse umane che già operano nelle imprese o che entreranno nel prossimo futuro”.


 


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